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Una geografia
di corpi pulsanti attraversa l'immaginario filmico di Roberta Torre. Ed
è attraverso essa che si disloca la sua scrittura. Scrivere il corpo
equivale a scrivere la storia, la sua atavica attualità. Teresa Macrì
L'ostinata
volontà di raccontare, dare voce alla memoria orale, quella che
occupa non a caso spazi marginali nei libri di Storia, così presente
nei video di Roberta Torre, riflette un rapporto con l'immagine non fine
a se stesso, né compiaciuto nella ricerca di effetti speciali.
Si percepisce una tensione a recuperare un senso che rimanda alla vita
che c'è dietro e non si ferma sul filo delle due dimensioni.(
)Lo
scenario è quello di Palermo, città di elezione di Roberta
Torre, dove i paesaggi nella loro asprezza diventano metafora dei rapporti
umani, dove la mancanza di edulcorazione del territorio funziona come
dispositivo di messa a nudo della condizione di chi lo vive. |